Ogni anno in autunno nelle vigne è una festa. Prima del lungo letargo invemale si ha un'esplosione di vitalità, quando la vite estema al meglio la propria energia in succosi grappoli maturi, che vengono raccolti con cura per trasformarsi nel "nettare degli Dei" apprezzato in tutto il mondo.
Perché questo momento di festa della natura non svanisca con l'invemo - quando la nebbia leggera sembra avvolgere ogni cosa con un'aureola bianca, ma si prolunghi a primavera con i nuovi pampini che si stagliano nel cielo terso, o in estate quando la brezza risalendo le colline è refrigerio ai caldi raggi del sole a picco - il produttore vinicolo Michele Chiarlo, coadiuvato dalla sua famiglia, ha voluto creare nel cuore della Barbera un affascinante museo all'aperto. Opere d'arte, come preziosi e suggestivi ricami sono intessuti nella trama ordinata dei filari di vite che si estendono, in linee perfettamente distanziate, adagiandosi sui declivi celle tre colline tondeggianti che circondano la Cascina La Court.
Direttore artistico del progetto è l'eclettico Giancarlo Ferraris che, oltre a coordinare sul campo una trentina tra arti giani e arti sti, si è cimentato personalmente nel creare "installazioni con lastre di rame sbalzato.
Nei siti dell'acqua, dell'aria e del fuoco, che appaiono all'improvviso, luccicanti e variopinti, come templi votati alla celebrazione della vita, o nelle teste segnapalo di Dedo Roggero Fossati, poste all'inizio dei filari come temibili guerrieri medievali a difesa dell'antico prezioso tesoro, s'esprime una forte energia creativa che si materializza nell'enorme, materna, sirena in terracotta, pensata dalla fantasia poetica di Emanuele Luzzati e realizzata da Marcello Mannuzza, così come nella piramide in vetro di Peppino Campanella o nelle fiamme di Fabio Cavanna.