"Orme su la Court" Parco artistico nel vigneto.
Rassegna stampa novembre 2005: Casa Mia Decor | Civiltà Del Bere | Vanity Fair | Max
   

NELLE FOTO: Alberto, Michele e Stefano Chiarlo brindano con Platinette, la protagonista del talk-show condotto dal collega Sergio Miravalle "Non ci restano che Bacco e Venere", momento clou della serata di sabato 2 luglio. Una "pattuglia" di fotomodelleha allietato gli occhi maschili.Eccone posare quattro nel localedov'era allestita la personale diNorbert Schmelz, fotografo con una predilezione particolare per l'accostamento nudo e vino in bianco e nero.

Terzo appuntamento a Castelnuovo Calcea. Il Parco de La Court alle prese con l'Eros.

Dopo la presentazione delle opere nel vigneto (2003) e le serate dedicate al "giallo" (2004), quest'anno è stato protagonista l'erotismo, con proiezioni, mostre, dibattiti sul fIlo dell'ironia e del divertimento. Momento clou: il talk-show che ha visto al proscenio l'irriverente esilarante Platinette. Arrivederci al 2006 sempre con lo slogan: libertà e movimento.

La fantasia della famiglia Chiarlo, e in p arti colare dei figli di Michele, Alberto e Stefano, ha dato un frutto succoso e intrigante, che non si è colto ma si è vissuto nel vigneto. Tutto comin­ciò nel luglio 2003, come i nostri lettori più cari ricorderanno, quando si inaugurò a Castelnuovo Calcea il Parco denomina­to "Orme su La Court". Fu costituita un'associazione di arti sti e arti giani del territorio, per animare questa vigna il cui nome stava già conquistando il cuore e la memoria dei palati fini, per via di quella Barbera così profonda e completa, in finita e nobile.

L'idea non era semplicemente quella di portare dell' arte tra i filari - di musei open air è già ricco il mondo - ma di ani­mare e arricchire il territorio, e le cascine La Court e Castello; di esprimere i con­cetti e le emozioni di questi luoghi, coinvolgendo un pubblico eterogeneo che venisse a "camminare queste vigne", come diceva Luigi Veronelli. Una città con le sue vie, le piazze e tanti motivi di incon­tro. In eterno divenire. "Libertà e movimento" era il motto dei fratelli Chiarlo.

E così, il frutto è maturato ed è intri­gante: fanno ormai parte del luogo i siti dell' Aria, del Fuoco, dell' Acqua (della Terra no, non c'è, perché non si voleva dissacrare il vigneto sovrapponendo inu­tilmente terra alla terra). Sono simboliche installazioni d'acciaio, terracotta de­corata dal maestro Lele Luzzati, mosaici, e teste segnapalo - opere d'arte a capo del filare, di antichissima origine e moderna fattura.

Come animare il Parco, è stato il se­condo pensiero dei Chiarlo. Perché i visi­tatori sparpagliati a grappoli durante l'anno hanno un ruolo importante, ma è il caotico primordiale incontro tra centi­naia di anime che può accendere davvero la fama e il desiderio di visitare il vigne­to, di tornarci e di viverlo. Così, al Parco è stato affiancato un tema, un pretesto per poter annunciare: "E' festa, venite con noi!". L'anno scorso il giallo, il mistero, con la presenza di scrittori, che hanno realizzato racconti originali immortalati sulle etichette di La Court.

Quest'anno, l'Eros: "Percorso dei sensi tra arte, vino e seduzione". Un fine set­timana dedicato agli amici e al pubblico. Sono stati circa 2 mila i messaggi inviati attraverso la mailing costituita dagli iscritti all'associazione "Orme" dell'anno precedente e attraverso i normali mezzi di comunicazione. Notti di ironia e seduzione, sotto un cielo benevolo di stelle, con una brezza quasi miracolosa in due giornate di inizio luglio che altrove, ad esem­pio Milano, offrivano solamente nuvole d'afa infuocata. Devono essere nati con la camicia, questi Chiarlo, perché finora la loro festa en plain air è sempre stata baciata da un tempo splendido.

L'Eros si è tinto, pudicamente, dei suoi colori, dal rosa al rosso fuoco, attra­verso mostre, perfomance, parole... con il sensuale contorno dei calici e del cibo, come in un baccanale moderato. Sono intervenute circa 1.000 persone venerdì 10 luglio e 1.500 sabato notte; ciascuno ha pagato 8 euro per l' iscrizione all'associazione Orme, un bicchiere e due consumazioni di vino. Gli assaggi gastronomici si pagavano a parte.

Tra parentesi, non si trattava di "pic­cole" cose: le oasi del cibo, come sono state chiamate, proponevano i formaggi di Giandomenico Negro, creatore del presidio Slow Food della robiola di Roccaverano, i salumi e gli affettati di Truffa, salumaio di Agliano, la farinata della Pro Loco di Nizza Monferrato e i gelati di Giovine, la pasticceria di Canelli.

I due wine bar mescevano ininterrotta­mente le Monache, rosso e bianco, La Court, il Rovereto, il Barolo, il Moscato Nivole... Soavi sorsi, che ti accompagna­vano alla mostra personale di Norbert Schmelz, fotografo tedesco che da sem­pre accosta con eleganza nudo e vino nei sui scatti in bianco e nero, all'esposizione "Non solo Pin-up", dove si potevano osservare alcune copertine dagli anni Qua­ranta ai Sessanta delle più belle riviste internazionali, cartoline e calendari (curata da Antonio Vianovi, direttore di Glamour International), e alla mostra "Sex Machine", mobili erotici progettati da Roberto Baronti, vere e proprie chicche.

Tra le perfomance nei due giorni, "Dire d'amore", un reading di Giovanni Succi e Claudia Lanni al pianoforte, attraverso la poesia erotica da Dante a Paolo Conte, "Live Shooting" di Norbert Schmelz, con la sua modella tra i vigneti, i "Dipinti dal vivo", realizzati da Giancar­lo Ferraris , direttore arti stico del Parco, e i "Guardiani della vigna", le teste segnapa­lo che ornano il percorso, di Dedo Rogge­ro Fossati e Rolando Carbone.

Stefano Sardo, creatore di Corto in Bra, esperto di cinema e cortometraggi, ha realizzato venerdì un blob di un'ora con scene tratte da film più o meno noti, dove la seduzione incontra il vino con un sorriso.

Avvenimento dou di sabato è stato il talk-show "Non ci restano che Bacco e Ve­nere", conversazione semi seria orche­strata da Sergio Miravalle. Madrina del­l'evento, Platinette. Con "lei", Giuliana Cesari, che ha presentato il profumo Tauleto, essenza di Sangiovese, Mariuc­cia Ferrero, ristoratrice stellata di Canelli, Silvia Scaglione, produttrice del For­teto della Luja, Sergio Nattino, regista teatrale, e una modella. Ma la mattatrice della serata, senza dubbio, è stata Plati­nette che ha esordito più o meno così: "Il profumo di Cesari mi fa sentire... appena pigiata!", ma che ha speso le parole più belle - con cui chiudiamo la nostra cronaca - per Michele Chiarlo: "Un borghese illuminato che attraverso il vino trasforma la ricchezza in benessere diffuso, in occasioni di questo genere".

Degustazione trasversale

Nelle cantine di Calamandrana, abbiamo degustato alcune opere in botti­glia di Michele Chiarlo. Riportiamo qualche appunto.

Fornaci, Gavi Doeg 2003, del comune di Tassarolo: le impennate di tempera­tura, con accelerazione della maturazione delle uve nel vigneto, hanno conferi­to p arti colare struttura, calore e alcol. Il 30 agosto di quell'anno sono state ra­pidamente vendemmiate tutte le uve bianche, per non perdere l'equilibrata aci­dità e i profumi primari. Un grazie alla tecnologia che consente, prima della raccolta, di immaginare il quadro aromatico che si svilupperà dalle uve. Prin­cipali differenze tra il Rovereto e il Fornaci: il primo ha una resa di 70-75 quintali per ettaro, con numerosi interventi nel vigneto. Le viti del Fornaci hanno almeno 40 anni, le uve sono macerate a freddo perché conservino gli aromi. Vinificazione: il Rovereto fermenta in acciaio, il Fornaci in barrique, 50% nuove e 50% usate, con batonage per 7-8 mesi. Profumi di miele e anice.

I Cipressi della Conrt Barbera d'Asti Superiore Doc: le uve provengono dalla tenuta Aluffi di Castelnuovo Calcea, stessa origine del fratello maggiore, La Court, ha caratteri diversi. La Court ha rese di 55-60 quintali/ettaro, l Cipressi 75. E vinificato in acciaio con macerazione di 8-12 giorni e affinamento in botti di rovere per 12 mesi. La Court fermenta in tini di legno.

Il Barbareseo Asili Doeg è riconosciuto per eleganza e finezza. La resa di uve nel vigneto è di 55-60 quintali/ettaro. Maturazione in acciaio, con metodi natu­rali. La fermentazione malolattica avviene in botti da 700 litri , 50% nuove e 50% usate, non in barrique. Come da tradizione.

Conntaee Montemareto, assemblaggio di Barbera (40%), Cabernet Sauvi­gnon (30%) e Syrah (30%). Il vigneto Montemareto è esposto a sud, con una pendenza del 55,%, difficile da lavorare. Le rese sono molto basse, di 40-45 quintali/ettaro. E un Monferrato rosso Doc e segue una vinificazione simile a La Court.

Smentiò, Moscato d'Asti Docg, proviene da vigneti vecchi (1951) e le uve sono raccolte in surmaturazione. Presenta in etichetta 14,5% voi complessivi, di cui svolti solo 4,5.

 

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a cura della
Associazione O.R.M.E.

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