NELLE FOTO: Alberto, Michele e Stefano Chiarlo brindano con Platinette, la protagonista del talk-show condotto dal collega Sergio Miravalle "Non ci restano che Bacco e Venere", momento clou della serata di sabato 2 luglio. Una "pattuglia" di fotomodelleha allietato gli occhi maschili.Eccone posare quattro nel localedov'era allestita la personale diNorbert Schmelz, fotografo con una predilezione particolare per l'accostamento nudo e vino in bianco e nero.
Terzo appuntamento a Castelnuovo Calcea. Il Parco de La Court alle prese con l'Eros.
Dopo la presentazione delle opere nel vigneto (2003) e le serate dedicate al "giallo" (2004), quest'anno è stato protagonista l'erotismo, con proiezioni, mostre, dibattiti sul fIlo dell'ironia e del divertimento. Momento clou: il talk-show che ha visto al proscenio l'irriverente esilarante Platinette. Arrivederci al 2006 sempre con lo slogan: libertà e movimento.
La fantasia della famiglia Chiarlo, e in p arti colare dei figli di Michele, Alberto e Stefano, ha dato un frutto succoso e intrigante, che non si è colto ma si è vissuto nel vigneto. Tutto cominciò nel luglio 2003, come i nostri lettori più cari ricorderanno, quando si inaugurò a Castelnuovo Calcea il Parco denominato "Orme su La Court". Fu costituita un'associazione di arti sti e arti giani del territorio, per animare questa vigna il cui nome stava già conquistando il cuore e la memoria dei palati fini, per via di quella Barbera così profonda e completa, in finita e nobile.
L'idea non era semplicemente quella di portare dell' arte tra i filari - di musei open air è già ricco il mondo - ma di animare e arricchire il territorio, e le cascine La Court e Castello; di esprimere i concetti e le emozioni di questi luoghi, coinvolgendo un pubblico eterogeneo che venisse a "camminare queste vigne", come diceva Luigi Veronelli. Una città con le sue vie, le piazze e tanti motivi di incontro. In eterno divenire. "Libertà e movimento" era il motto dei fratelli Chiarlo.
E così, il frutto è maturato ed è intrigante: fanno ormai parte del luogo i siti dell' Aria, del Fuoco, dell' Acqua (della Terra no, non c'è, perché non si voleva dissacrare il vigneto sovrapponendo inutilmente terra alla terra). Sono simboliche installazioni d'acciaio, terracotta decorata dal maestro Lele Luzzati, mosaici, e teste segnapalo - opere d'arte a capo del filare, di antichissima origine e moderna fattura.
Come animare il Parco, è stato il secondo pensiero dei Chiarlo. Perché i visitatori sparpagliati a grappoli durante l'anno hanno un ruolo importante, ma è il caotico primordiale incontro tra centinaia di anime che può accendere davvero la fama e il desiderio di visitare il vigneto, di tornarci e di viverlo. Così, al Parco è stato affiancato un tema, un pretesto per poter annunciare: "E' festa, venite con noi!". L'anno scorso il giallo, il mistero, con la presenza di scrittori, che hanno realizzato racconti originali immortalati sulle etichette di La Court.
Quest'anno, l'Eros: "Percorso dei sensi tra arte, vino e seduzione". Un fine settimana dedicato agli amici e al pubblico. Sono stati circa 2 mila i messaggi inviati attraverso la mailing costituita dagli iscritti all'associazione "Orme" dell'anno precedente e attraverso i normali mezzi di comunicazione. Notti di ironia e seduzione, sotto un cielo benevolo di stelle, con una brezza quasi miracolosa in due giornate di inizio luglio che altrove, ad esempio Milano, offrivano solamente nuvole d'afa infuocata. Devono essere nati con la camicia, questi Chiarlo, perché finora la loro festa en plain air è sempre stata baciata da un tempo splendido.
L'Eros si è tinto, pudicamente, dei suoi colori, dal rosa al rosso fuoco, attraverso mostre, perfomance, parole... con il sensuale contorno dei calici e del cibo, come in un baccanale moderato. Sono intervenute circa 1.000 persone venerdì 10 luglio e 1.500 sabato notte; ciascuno ha pagato 8 euro per l' iscrizione all'associazione Orme, un bicchiere e due consumazioni di vino. Gli assaggi gastronomici si pagavano a parte.
Tra parentesi, non si trattava di "piccole" cose: le oasi del cibo, come sono state chiamate, proponevano i formaggi di Giandomenico Negro, creatore del presidio Slow Food della robiola di Roccaverano, i salumi e gli affettati di Truffa, salumaio di Agliano, la farinata della Pro Loco di Nizza Monferrato e i gelati di Giovine, la pasticceria di Canelli.
I due wine bar mescevano ininterrottamente le Monache, rosso e bianco, La Court, il Rovereto, il Barolo, il Moscato Nivole... Soavi sorsi, che ti accompagnavano alla mostra personale di Norbert Schmelz, fotografo tedesco che da sempre accosta con eleganza nudo e vino nei sui scatti in bianco e nero, all'esposizione "Non solo Pin-up", dove si potevano osservare alcune copertine dagli anni Quaranta ai Sessanta delle più belle riviste internazionali, cartoline e calendari (curata da Antonio Vianovi, direttore di Glamour International), e alla mostra "Sex Machine", mobili erotici progettati da Roberto Baronti, vere e proprie chicche.
Tra le perfomance nei due giorni, "Dire d'amore", un reading di Giovanni Succi e Claudia Lanni al pianoforte, attraverso la poesia erotica da Dante a Paolo Conte, "Live Shooting" di Norbert Schmelz, con la sua modella tra i vigneti, i "Dipinti dal vivo", realizzati da Giancarlo Ferraris , direttore arti stico del Parco, e i "Guardiani della vigna", le teste segnapalo che ornano il percorso, di Dedo Roggero Fossati e Rolando Carbone.
Stefano Sardo, creatore di Corto in Bra, esperto di cinema e cortometraggi, ha realizzato venerdì un blob di un'ora con scene tratte da film più o meno noti, dove la seduzione incontra il vino con un sorriso.
Avvenimento dou di sabato è stato il talk-show "Non ci restano che Bacco e Venere", conversazione semi seria orchestrata da Sergio Miravalle. Madrina dell'evento, Platinette. Con "lei", Giuliana Cesari, che ha presentato il profumo Tauleto, essenza di Sangiovese, Mariuccia Ferrero, ristoratrice stellata di Canelli, Silvia Scaglione, produttrice del Forteto della Luja, Sergio Nattino, regista teatrale, e una modella. Ma la mattatrice della serata, senza dubbio, è stata Platinette che ha esordito più o meno così: "Il profumo di Cesari mi fa sentire... appena pigiata!", ma che ha speso le parole più belle - con cui chiudiamo la nostra cronaca - per Michele Chiarlo: "Un borghese illuminato che attraverso il vino trasforma la ricchezza in benessere diffuso, in occasioni di questo genere".
Degustazione trasversale
Nelle cantine di Calamandrana, abbiamo degustato alcune opere in bottiglia di Michele Chiarlo. Riportiamo qualche appunto.
Fornaci, Gavi Doeg 2003, del comune di Tassarolo: le impennate di temperatura, con accelerazione della maturazione delle uve nel vigneto, hanno conferito p arti colare struttura, calore e alcol. Il 30 agosto di quell'anno sono state rapidamente vendemmiate tutte le uve bianche, per non perdere l'equilibrata acidità e i profumi primari. Un grazie alla tecnologia che consente, prima della raccolta, di immaginare il quadro aromatico che si svilupperà dalle uve. Principali differenze tra il Rovereto e il Fornaci: il primo ha una resa di 70-75 quintali per ettaro, con numerosi interventi nel vigneto. Le viti del Fornaci hanno almeno 40 anni, le uve sono macerate a freddo perché conservino gli aromi. Vinificazione: il Rovereto fermenta in acciaio, il Fornaci in barrique, 50% nuove e 50% usate, con batonage per 7-8 mesi. Profumi di miele e anice.
I Cipressi della Conrt Barbera d'Asti Superiore Doc: le uve provengono dalla tenuta Aluffi di Castelnuovo Calcea, stessa origine del fratello maggiore, La Court, ha caratteri diversi. La Court ha rese di 55-60 quintali/ettaro, l Cipressi 75. E vinificato in acciaio con macerazione di 8-12 giorni e affinamento in botti di rovere per 12 mesi. La Court fermenta in tini di legno.
Il Barbareseo Asili Doeg è riconosciuto per eleganza e finezza. La resa di uve nel vigneto è di 55-60 quintali/ettaro. Maturazione in acciaio, con metodi naturali. La fermentazione malolattica avviene in botti da 700 litri , 50% nuove e 50% usate, non in barrique. Come da tradizione.
Conntaee Montemareto, assemblaggio di Barbera (40%), Cabernet Sauvignon (30%) e Syrah (30%). Il vigneto Montemareto è esposto a sud, con una pendenza del 55,%, difficile da lavorare. Le rese sono molto basse, di 40-45 quintali/ettaro. E un Monferrato rosso Doc e segue una vinificazione simile a La Court.
Smentiò, Moscato d'Asti Docg, proviene da vigneti vecchi (1951) e le uve sono raccolte in surmaturazione. Presenta in etichetta 14,5% voi complessivi, di cui svolti solo 4,5.
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