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| IDENTITA' di VINO - 10.5.2006 |
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| Il dream team delle vigne |
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Alois Lageder, Gaja, Michele Chiarlo, Pio Cesare, Ca' del Bosco, Carpenè Malvolti, Masi, Jermann, Antinori, Biondi Santi, Tenute Ambrogio e Giovanni Folonari, Tenuta San Guido, Umani Ronchi, Lungarotti, Mastroberardino, Rivera, Donnafugata e Tasca d'Almerita .
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Sono i 18 super-nomi che costellano l'universo Grandi Marchi , l' Istituto del vino italiano di qualità che vuole dare una sferzata a immagine e diffusione planetaria dei rispettivi nettari top.
Ufficialmente, prima dell'evento mondano al Baglioni di Roma di settimana scorsa, un taglio del nastro innaffiato da iperboliche annate, non erano mai usciti allo scoperto. Ma in realtà sono due anni che le 18 famiglie vitivinicole (il circolo non può allargarsi ad altri, per ora) organizzano insieme seminari e workshop per giornalisti e ristoratori in trasferta nei Paesi del prossimo wine boom .
«È giusto che noi si faccia massa critica», chiarisce il vicepresidente dell' Istituto Michele Chiarlo ( foto ), decano del barolo piemontese, «perché siamo stanchi di arrivare all'estero sempre dopo i Francesi».
Per questo nei mesi prossimi i fab 18 cercheranno di prendere per le corna i nuovi ricchi russi e i coreani («Seul è un mercato sempre più interessante»). E di rifare le carte dei vini degli ambasciatori italiani all'estero «perché», conclude Chiarlo , «spesso sono zeppe di vini scadenti di amici serviti magari in bicchierini da whisky». Accidenti.
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