"Orme su la Court" parco artistico nel vigneto
   

CASE & COUNTRY Class 133, ottobre 2004

Nell'astigiano il Parco di Cascina La Court è un percorso che si snoda su colline e pendici

“UN VIGNETO A REGOLA D'ARTE”

Materiali di recupero, serigrafie d'autore e angoli che rappresentano i quattro elementi del pianeta. Così il giardino di un produttore vinicolo diventa
una grandiosa opera.

Testi e toto di Maria Luisa Bonivento

 

Giungendo dal fondovalle, si spazia con lo sguardo, tra colline tondeggianti che sembrano ravvivate ordinatamente da pet­tini radi, a formare disegni geometrici il cui lieve tratteggio

altro non è che un tessuto di filari di viti posate in linee perfettamente di­stanziate e adagiate sui declivi. Sul culmine di una di esse, svetta, sta­gliandosi contro il cielo, la forma slanciata di alcuni alti cipressi. Un'im­magine emblematica che, stampata sulle etichette della Barbera d'Asti di Michele Chiarlo, ha girato il mondo. Non lontana dai mitici cipressi sor­ge la Cascina La Court , cuore pulsante del sogno artistico, voluto dal­l'entusiasta produttore, dai suoi figli e nuore e realizzato, in sintonia d'intenti, da una trentina tra artigiani e artisti, in un'escalation d'idee, progetti e giochi, nati spesso sul campo, anzi sulla vigna.

Demiurgo, l'eclettico Giancarlo Ferraris, direttore artistico del progetto, che all'occa­sione, oltre a coordinare e a inventare soluzioni, armato di martelletto, sbalza personalmente lastre di rame.

 

Il percorso artistico, proprio per lo spirito improntato alla libertà e all'improvvisazione della creazione estemporanea, suggerisce l'idea di work in progresso Nulla della perfetta staticità museale di una galleria d'arte al chiuso. Non lampade calibrate ad arte a immortalare l'attimo nella sua veste migliore, ma la luce del sole che accarezza legni dipinti, ravvivandone i colori, sfiora ferri di recupero arrugginiti, facendone risaltare la matericità, colpisce vetri dai segni arca­ni, penetrandone con violenza le trasparenze. Scenografie naturali fanno da sfondo a estrinsecazioni d'idee e intuizioni, manufatti dalla difficile attuazione od opere assemblate velocemente, sulle ali della fantasia. Se d'inverno la nebbia ovatta ogni luccicanza o la neve veste ogni singola opera con il suo manto bianco, in una realtà lunare se in primavera tutto si scopre nuovo, illuminato dalla luce ancora fredda del sole, nello stupo­re della natura che si risveglia o se, ancora d'estate, quando la vegetazione lussureggiante sembra volere il sopravvento, segni di legno, ferro, o vetro appaiono frutti di una terra ubertosa, è in autunno che ha luogo la vera magia.

Sarà per gli odori del mosto che aleggiano nell'aria, per quell'atmosfera di festa che accompagna da sempre il tempo della vendemmia, per l'alone rosato che avvolge ogni cosa sfiorata dai raggi bassi del sole o, ancora, per la sensazione d'alacre attività che fa vibrare l'atmosfera intorno, o per tutto ciò insieme, ma è il momento perfetto per recarsi a Castelnuovo Calcea e scalare la collina, quasi in pellegrinaggio a un antico tempio pagano, per ringraziare la natura del miracolo degli acini maturi, da cui sgorga il nettare che inebria. Sull'aia della Cascina, si sarà accolti da personaggi che sembrano usciti da una fiaba e sono invece creati dalla fantasia poetica di Emanuele Luzzati. La Regina, il Re, il Menestrello, il Drago e altri, realizzati in legno ad altezza d'uomo, fanno da parapetto, vicino al tavolo dalle sembianze feline e all'Albero dei bambini, il possen­te ippocastano dai rami secchi, che esibisce, ad arte, strani frutti, perfetti nei loro cromatismi primari: il Cubo blu. la Piramide gialla e la Sfera rossa.

Non molto distanti, a inizio percorso, piccole aeree sculture in legno pendono da sottili fili d'acciaio e vibrano in sintonia, al primo refolo di vento, formando una quinta in continuo, impercettibile, movimento. I simboli raffigurati anticipano quello che s'andrà a scoprire. Il tracciato del percorso sulle colline identificato con un cavallino filiforme, il Sito del Fuoco, rappresentato da una girandola, antico simbolo alchemico, o gli spazi degustazione ricordati da un ornino stilizzato ed il fluire dell'acqua da tre linee mosse discendenti. È proprio il Sito dell'Acqua il più imponente tra tutti.

Su un'alta parete formata da piastrelle in vetro fuso di Fabio Cavanna e ceramica raku di Dedo Roggero-Fossati, spicca un'enorme, materna, sirena in ter­racotta, pensata da Emanuele Luzzati e realizzata da Marcello Mannuzza. L'acqua che scende sfruttando la pendenza della collina, s'incanala in un labirinto lucci­ cante al cui centro s'innalza una piramide in vetro di Peppino Campanella. Protet­to dai cipressi, splende il Sito del Fuoco, dove le Fiamme di Fabio Cavanna fanno corona al sole di Luzzati. Più avanti, uccellini colorati sembrano volteggiare in enormi voliere di ferro. È il Sito dell'Aria da cui si scorgono cap­pezzagne con teste segnapalo, terribili numi tutelari posti come guerrieri medievali a difesa dell'uva, prezio­so, antico tesoro.

 


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a cura della
Associazione O.R.M.E.

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